La pensione pubblica sarà sufficiente a mantenere il nostro tenore di vita? Scopriamo insieme come stimare il divario previdenziale, quale ruolo può svolgere la previdenza complementare e come il supporto di un consulente finanziario può aiutarci a pianificare il futuro con maggiore consapevolezza.
Arrivare alla pensione dovrebbe significare poter dedicare più tempo a ciò che conta davvero, come la famiglia, i viaggi, le passioni personali e la libertà di scegliere come vivere le proprie giornate.
Ma per goderci questa nuova fase della vita senza rinunce eccessive, c’è una domanda da porsi molto prima di smettere di lavorare: la pensione pubblica sarà sufficiente a sostenere il nostro tenore di vita?
Il tema è particolarmente attuale in vista del 2027, con l’evoluzione dei requisiti pensionistici e la necessità di pianificare per tempo il proprio futuro previdenziale. Oltre a sapere quando potremo andare in pensione, infatti, è altrettanto importante capire quale reddito avremo a disposizione e quanto potremmo dover integrare per mantenere il nostro stile di vita.
In questo percorso, il consulente finanziario può rappresentare un valido aiuto per stimare il divario tra stipendio e pensione, valutare le risorse necessarie e individuare le strategie più adatte alle nostre esigenze.
Perché poter contare sulla figura di un professionista esperto significa aumentare le possibilità di costruire un futuro finanziario in linea con le nostre aspettative.
- Pensione, le novità del 2027;
- Il valore della pensione;
- Gap previdenziale;
- Previdenza complementare;
- Un esempio pratico di integrazione;
- Vantaggi fiscali;
- Consulenza finanziaria.
Pensione nel 2027: cosa cambia e perché è importante pianificare

Dal 1° gennaio 2027, andare in pensione richiederà, in via generale, un mese in più di età o di contributi rispetto al 2026, per effetto dell’adeguamento dei requisiti alla speranza di vita.
Vediamo cosa significa concretamente:
- Pensione di vecchiaia: serviranno 67 anni e un mese di età e almeno 20 anni di contributi.
- Pensione anticipata ordinaria: saranno necessari 42 anni e 11 mesi di contributi per gli uomini e 41 anni e 11 mesi per le donne. Per accedere è prevista anche una finestra di tre mesi prima della decorrenza.
La normativa contempla alcune deroghe per determinate categorie di lavoratori, tra cui chi svolge mansioni gravose o usuranti, come determinati addetti alla catena di montaggio e lavoratori notturni, purché siano rispettati specifici requisiti contributivi e lavorativi.
Ma conoscere i requisiti per andare in pensione è solo il primo passo. Per prepararci al meglio, dobbiamo considerare altri parametri, tra cui la nostra situazione contributiva, la storia lavorativa e le prospettive future.
A quanto ammonterà la nostra pensione rispetto all’ultimo stipendio?
Quando andremo in pensione, il nostro reddito potrebbe ridursi. Di quanto? Per rispondere, possiamo partire da un indicatore utile, il tasso di sostituzione, che misura in quale percentuale la pensione coprirà il reddito da lavoro percepito prima del pensionamento.
Questo dato ci aiuta a capire quanto cambieranno le nostre entrate quando smetteremo di lavorare. Se, per esempio, le stime indicano che la pensione sarà pari al 70% dell’ultimo stipendio, significa che dovremo prepararci a vivere con un reddito mensile sensibilmente più basso.
Non è una previsione uguale per tutti: il risultato dipende dalla storia contributiva, dalla retribuzione, dalla continuità lavorativa e dall’età in cui andremo in pensione. Nel sistema contributivo, l’importo della pensione è legato ai contributi accumulati nel corso degli anni, rivalutati secondo le regole previste e trasformati in pensione attraverso coefficienti che dipendono anche dall’età di pensionamento.
Quindi, conoscere la propria situazione previdenziale e ottenere una stima aggiornata, magari con l’aiuto di una consulenza finanziaria, è un passaggio davvero importante per pianificare il nostro futuro.
C’è anche un altro aspetto da non sottovalutare: vivere in pensione non costa necessariamente quanto vivere durante la vita lavorativa. Potremmo spendere meno per i trasporti e invece di più per viaggi, tempo libero, salute o assistenza. Per questo, più che inseguire una percentuale ideale, dobbiamo chiederci quale reddito ci servirà per mantenere lo stile di vita che desideriamo.
Il gap previdenziale: quanto dovremo integrare davvero?

Il gap previdenziale è la differenza tra le risorse che ci serviranno per vivere come desideriamo in pensione e quelle che prevediamo di avere a disposizione. Per stimarlo in modo realistico, non è sufficiente sottrarre la pensione allo stipendio. Dobbiamo anche capire quanto ci servirà davvero e su quali entrate potremo contare.
Possiamo procedere in quattro passaggi:
- Stimiamo il reddito di cui avremo bisogno. Partiamo dalle spese che prevediamo di sostenere in pensione (casa, bollette, alimentari, salute, tempo libero, viaggi), e distinguiamo le spese essenziali da quelle legate ai nostri progetti personali, per ottenere un obiettivo concreto e non una cifra scelta a caso.
- Calcoliamo la pensione pubblica prevista. Il servizio INPS La mia pensione futura permette di simulare l’importo sulla base dell’età, della storia contributiva e del reddito, oltre a confrontare scenari diversi. La stima dipende dalle ipotesi inserite e dalla normativa vigente.
- Consideriamo tutte le altre entrate disponibili. Oltre alla pensione pubblica, potremmo avere una rendita da previdenza complementare, redditi da locazione o altre entrate ricorrenti. Vanno considerate anche le risorse patrimoniali che intendiamo effettivamente destinare al sostegno delle spese, senza confondere il patrimonio complessivo con un reddito mensile garantito.
- Confrontiamo le cifre su basi omogenee. Se, per esempio, stimiamo di aver bisogno di 2.000 euro netti al mese e prevediamo una pensione pubblica di 1.500 euro netti, il divario iniziale è di 500 euro mensili. Per capire quanto dovremo integrare nell’arco dell’anno, però, dobbiamo confrontare le entrate e le uscite annuali effettive, considerando anche la tredicesima e gli eventuali altri redditi.
C’è infine un fattore che può cambiare i conti nel lungo periodo: l’inflazione. Una somma sufficiente oggi potrebbe non bastare tra venti o trent’anni, perché i prezzi di beni e servizi possono aumentare. Anche la rivalutazione delle pensioni pubbliche va considerata, senza dare per scontato che compensi sempre e integralmente ogni aumento dei prezzi.
Seguendo questi punti non otterremo una previsione certa, ma avremo quantomeno una stima ragionata del reddito da integrare. Aggiornarla quando cambiano la carriera lavorativa, la situazione familiare o gli obiettivi ci permette di pianificare il nostro futuro con maggiore consapevolezza.
Previdenza complementare: come costruire una seconda fonte di reddito
Se la pensione pubblica potrebbe non bastare a sostenere il nostro stile di vita, possiamo iniziare a costruire una risorsa aggiuntiva attraverso la previdenza complementare. L’idea è semplice: mettere da parte una parte del reddito durante la vita lavorativa per disporre di maggiori risorse quando smetteremo di lavorare.
In Italia possiamo scegliere tra diverse forme pensionistiche:
- Fondi pensione negoziali: rivolti a specifiche categorie di lavoratori e istituiti sulla base di accordi collettivi. In base al contratto applicabile e alle condizioni di adesione, i versamenti del lavoratore possono essere affiancati da un contributo del datore di lavoro.
- Fondi pensione aperti: accessibili su base individuale o collettiva, sono istituiti da banche, compagnie assicurative, società di gestione del risparmio e altri soggetti autorizzati.
- Piani individuali pensionistici (PIP): sono forme pensionistiche realizzate mediante contratti assicurativi e pensate per costruire una prestazione integrativa nel tempo.
Come funziona, in pratica? Il meccanismo è semplice: versiamo contributi, scegliamo una linea d’investimento e accumuliamo risorse nel corso del tempo. I rendimenti non sono garantiti, ma iniziare presto permette di distribuire i versamenti su più anni e offre più tempo all’eventuale crescita del capitale.
La linea d’investimento va scelta in base all’orizzonte temporale, agli obiettivi e alla nostra capacità di tollerare le oscillazioni dei mercati. Non esiste una soluzione adatta a tutti, l’importante è trovare un equilibrio sostenibile.
Ricordiamoci, infine, che il capitale accumulato non è liberamente disponibile come quello di un conto corrente. Anticipazioni, riscatti e prestazioni finali seguono regole specifiche, motivo per cui, prima di aderire, è importante conoscere sia i vantaggi che i vincoli dello strumento scelto.
Quanto versare ogni mese? Un esempio pratico

Quanto dovremmo mettere da parte per costruire una risorsa integrativa? La risposta varia in base all’età in cui iniziamo, ai versamenti che possiamo sostenere e al tempo a disposizione. Facciamo una simulazione.
Immaginiamo di iniziare a 40 anni e di versare ogni mese fino a 67 anni, senza aumentare l’importo nel tempo. Ipotizzando un rendimento annuo del 3%, con capitalizzazione mensile e prima di imposte e costi:
- 200 euro al mese: verseremmo complessivamente 64.800 euro, accumulando circa 100.000 euro.
- 300 euro al mese: verseremmo complessivamente 97.200 euro, accumulando quasi 150.000 euro.
Questi importi sono stime illustrative, non somme garantite. Il capitale finale sarà influenzato dai rendimenti ottenuti, dai costi e dalle imposte. Inoltre, come abbiamo detto, l’inflazione potrebbe ridurne il potere d’acquisto.
Ma quanto potremmo ricevere ogni mese da questo capitale? Dipende da come sceglieremo di utilizzarlo. La previdenza complementare può offrire una rendita periodica e, nei casi previsti, anche una parte del capitale in un’unica soluzione. Per questo, il capitale accumulato non corrisponde automaticamente a una pensione mensile prestabilita.
In generale, il principio da ricordare è che iniziare prima e versare con regolarità può rendere più sostenibili i nostri sforzi. Se partiamo più tardi, possiamo comunque pianificare, rivedendo i contributi e gli obiettivi in base alle risorse disponibili.
I vantaggi fiscali e la scelta del fondo pensione

La previdenza complementare offre un vantaggio anche oggi, non soltanto quando andremo in pensione. I contributi versati sono deducibili dal reddito imponibile fino a 5.300 euro l’anno, includendo gli eventuali contributi del datore di lavoro ed escludendo il TFR.
In pratica, la deduzione riduce il reddito su cui paghiamo l’IRPEF e può quindi farci risparmiare sulle imposte (il risparmio effettivo dipende dalla nostra situazione fiscale).
Ma le tasse non sono l’unico elemento da valutare quando scegliamo un fondo pensione. È importante considerare anche:
- I costi, perché commissioni più elevate possono ridurre il capitale accumulato nel tempo.
- La linea d’investimento, da scegliere in base agli anni che mancano alla pensione e al livello di rischio che siamo disposti a sostenere.
- L’eventuale contributo del datore di lavoro, verificando se è previsto dal nostro contratto e quali condizioni dobbiamo rispettare per riceverlo.
Per confrontare le diverse opzioni possiamo consultare le informazioni e gli indicatori dei costi pubblicati dalla COVIP, l’autorità che vigila sui fondi pensione.
Il ruolo del consulente finanziario nella pianificazione previdenziale
Prepararsi alla pensione, dunque, significa costruire una strategia che tenga insieme pensione pubblica, previdenza complementare, risparmi, investimenti e obiettivi personali. Per farlo, è importante avere una visione d’insieme della propria situazione finanziaria e delle risorse che saranno disponibili in futuro.
Il consulente finanziario può aiutarci a stimare il reddito pensionistico atteso, individuare il gap previdenziale e valutare le soluzioni più adatte alla nostra situazione. Insieme possiamo definire un piano di risparmio sostenibile, considerando i costi, i rischi e le esigenze economiche di oggi, senza perdere di vista gli obiettivi di domani.
La pianificazione richiede anche verifiche periodiche, perché la vita cambia e con essa possono cambiare le nostre priorità, il reddito e le prospettive di pensionamento. Rivedere il percorso di volta in volta ci permette di correggere la strategia e affrontare con maggiore consapevolezza eventuali imprevisti.
Solo così, con il supporto di un professionista, possiamo trasformare un obiettivo lontano in un progetto davvero concreto, costruito sulle nostre esigenze e aggiornato man mano che ci avviciniamo alla pensione.
Vuoi capire come integrare la tua futura pensione e costruire un piano previdenziale adatto alle tue esigenze? Contattami e approfondiamo insieme le soluzioni più adatte a te.



