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Strategia vs Tattica: chi vince in finanza?

Matteo Spairani, consulente finanziario

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Il dualismo tra Scelte Strategiche e Scelte Tattiche in finanza è antico quanto il sistema finanziario stesso e negli ultimi due decenni, complici nuove dinamiche sui mercati finanziari, queste differenze di approccio, non hanno fatto altro che acuirsi.

Pensiamo alle modifiche che negli anni hanno permesso, grazie alla digitalizzazione, di rendere i mercati finanziari dei luoghi senza confini, dove possono transitare capitali da ogni angolo del globo ed ai quali possono accedere una moltitudine di Investitori, che con estrema facilità possono negoziare qualsiasi asset finanziario quotato su di essi. Non è da meno la rivoluzione dell’informazione, che permette di condividere notizie in tempo reale da un continente all’altro. 

Nella infinita sfida tra Strategia e Tattica, la strada che però si dimostra vincente, è proprio quella di considerare entrambe nella giusta misura, in funzione del proprio profilo di investitore e della pianificazione per obiettivi che si è deciso di impostare, senza necessariamente soffocare del tutto la propria “fame opportunistica”, che in dosi molto differenti è instillata per natura in ognuno di noi. 

Questo “scontro” potremmo anche declinarlo, per renderlo più semplice nella sua analisi, nel valutare la differenza tra “adottare una allocazione di portafoglio ben definita” vs il “tempismo con cui interveniamo sui mercati finanziari” con l’intento di cogliere quelle che riteniamo le migliori opportunità del momento

Cosa implicano la Strategia e la Tattica

Come ho trovato in molte pubblicazioni, come in quella di CFA Society Italy, la questione potrebbe anche essere posta così: 

È più importante il posto giusto o il momento giusto per investire? 

Quale di queste due opzioni ci consente migliori risultati nel tempo?

Asset Allocation finanziaria

L’Asset Allocation Strategica è quella definita Centrale in un Portafoglio (la parte Core), ossia che segue logiche di medio e lungo periodo, tipicamente legate al raggiungimento di Obiettivi. Tendenzialmente i suoi aggiustamenti sono riconducibili ad una manutenzione periodica, legata tipicamente a ribilanciamenti tra le varie asset class, dentro un “progetto” ben definito. La capacità di rimanere coerenti alla Strategia che abbiamo impostato, è uno dei principali elementi di successo, in aggiunta ovviamente ad una Allocazione corretta, solida e ben costruita. 

L’Asset Allocation Tattica è sicuramente più volatile e per certi aspetti più intrigante ed adrenalinica (meno noiosa della Strategica), perché fa riferimento alla nostra capacità di entrare ed uscire dal mercato (Market Timing) cercando di cavalcare le fasi favorevoli dei contesti finanziari ed uscendo rapidamente durante quelle fasi di rallentamento che potrebbero coincidere con l’avvio di periodi di ritorni negativi.

Le due Asset Allocation come dicevo possono essere “complementari” perché si potrebbe definire a priori quale quota del proprio portafoglio deve essere investita secondo logiche e pianificazioni per obiettivi temporali (Strategia) e quale invece deve cercare di ottimizzare il rendimento di una parte di portafoglio in modo dinamico sul mercato (Tattica).

Se l’Asset Allocation Strategica trova il suo massimo risultato nel lungo periodo, quella Tattica ha l’obiettivo di concentrarsi maggiormente nel breve periodo e…

se restare sempre investiti anche in fasi complicate può sembrare meno logico, 

perché significa accettare la volatilità del mercato, occorre sapere che al contrario, 

è la scelta di cercare di anticipare i mercati finanziari quella più difficile, 

perché i mercati sono imprevedibili nelle dinamiche di breve termine.

L’Asset Allocation si occupa del modo in cui si diversifica la propria ricchezza tra i diversi asset finanziari. Gli studi in merito sono veramente numerosi, approfonditi e documentati su molteplici orizzonti temporali: possiamo affermare, cercando di sintetizzare, che oltre il 90% della performance di un portafoglio nel medio termine (5 anni e oltre) è dovuta a come è stata costruita l’allocazione dello stesso, mentre l’incidenza del market timing tende ad essere veramente residuale. Sembra dunque decisamente più utile, concentrarsi sull’ottimale costruzione del portafoglio, piuttosto che cercare di azzeccare nel breve le entrate e le uscite secondo quel che riteniamo essere “il momento giusto”. Questo non significa che il tempismo non sia importante, ma semplicemente che è molto più difficile scegliere il timing giusto, che scegliere il mercato giusto.

Una citazione che ho letto recentemente e che viene attribuita a Keynes, afferma che 

“il mercato può rimanere irrazionale più a lungo di quanto tu possa rimanere solvente”

Il mercato è per sua natura imprevedibile e può comportarsi come tale anche per periodi prolungati e molto più a lungo di quanto serva affinché le nostre previsioni si realizzino. 

Un altro aspetto da considerare se si decide di movimentare molto il proprio portafoglio, è il tema dei costi di transazione. Negli ultimi anni si sta ponendo grande attenzione al tema dei costi, siano essi per le singole operazioni, che ricorrenti: gli Operatori, a fronte anche di una ipercompetitività nel settore, stanno lavorando in ottica di riduzione delle spese, ma sussistono ancora delle situazioni in cui tale incidenza è decisamente rilevante. 

Non da ultimo, il tema fiscale: attualmente il regime italiano di tassazione delle plusvalenze e utilizzo dello zainetto fiscale, è per sua natura anomalo, presentando delle difformità di gestione della fiscalità a seconda della natura dello strumento finanziario che si va a negoziare e questo aspetto può portare ad inefficienze fiscali se tendiamo a muovere molto il nostro portafoglio. 

C’è un’altra ragione per cui è pericoloso affidarsi principalmente al timing e a motivazioni psicologiche: semplificando, molti investitori entrano nel mercato azionario nei momenti in cui il prezzo delle azioni sta salendo ed escono quando sta scendendo. Il motivo è che quando i mercati salgono aumenta anche la tolleranza al rischio, l’eccesso di fiducia e sempre più investitori si sentono a loro agio nell’investire in azioni. Quando invece i mercati ripiegano, subentra la paura ed il timore delle perdite, così molti investitori vendono.

Accumulation plan

Razionalmente dovremmo fare esattamente il contrario, ma ciò è contro-intuitivo da un punto di vista psicologico. Certo, so benissimo che è facile parlare di livelli dei mercati ex-post, quando ormai il minimo ed il massimo di periodo è conosciuto, mentre quando investiamo non sappiamo mai in che punto del ciclo di mercato siamo (a tal proposito, un piano di accumulo può essere sempre una valida soluzione per mediare gli ingressi. Questo però non fa altro che rafforzare il messaggio: 

affidarsi principalmente al timing è rischioso, 

meglio concentrarsi nel costruire una corretta e robusta asset allocation.

Questo processo di costruzione, strettamente correlato ai propri obiettivi, è un percorso complesso, ma può essere intrapreso con l’affiancamento del proprio consulente finanziario, mettendo in condivisione informazioni, aspettative, situazioni familiari e professionali che richiedono una pianificazione impostata professionalmente.

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