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Criptovalute: stai guadagnando un sacco, e adesso?

Matteo Spairani, consulente finanziario

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Le criptovalute sono ormai diventate un vero e proprio fenomeno di massa. 

L’interesse continuo di media, operatori e investitori, è stato alimentato dalla crescita vertiginosa delle quotazioni in questo ultimo anno e mezzo. Non poteva essere altrimenti, perché il richiamo di valori che rapidamente raddoppiavano o triplicavano, ha attirato l’attenzione collettiva.

Bitcoin è la moneta digitale più utilizzata nella transazioni virtuali

Parliamo di situazioni che hanno un carattere eccezionale, il Bitcoin (la cripto più conosciuta) in 18 mesi è passato da un valore approssimativo di 6.000 dollari, ai quasi 70.000 sfiorati in novembre.

Mi sembra opportuno rimarcare il carattere dell’eccezionalità, che ritengo debba essere associato alla consapevolezza nel capire cosa si sta maneggiando se si decide di entrare in questo mercato.

Abbiamo di fronte un mare virtuale, perché la mappa delle cripto oggi conta circa 1.600 valute, di varie dimensioni, intese come scambi, volumi e quota di mercato.

Come funzionano le criptovalute

Il termine si compone di due parole: cripto e valuta. Si tratta quindi di una valuta “nascosta”, nel senso che è visibile/utilizzabile solo conoscendo un determinato codice informatico (le c.d. chiavi di accesso pubblica e privata, in linguaggio ancora più tecnico).

La criptovaluta non esiste in forma fisica (anche per questo viene definita virtuale), ma si genera e si scambia esclusivamente per via telematica. Non è pertanto possibile trovare in circolazione dei Bitcoin in formato cartaceo o metallico.

e-wallet, il portafoglio digitale che contiene le criptovalute

Alcuni concetti tradizionalmente utilizzati per le monete a corso legale, come ad esempio quello di portafoglio, sono stati adattati anche al contesto delle monete virtuali, dove si parla di portafoglio digitale/elettronico (o wallet digitale/elettronico o semplicemente e-wallet).

La criptovaluta, ove ci sia consenso tra i partecipanti alla relativa transazione, può essere scambiata in modalità peer-to-peer (ovvero tra due dispositivi direttamente, senza necessità di intermediari) per acquistare beni e servizi (come fosse moneta a corso legale a tutti gli effetti).

Un’altra classificazione in uso prevede la suddivisione tra moneta virtuale chiusa, unidirezionale e bidirezionale. La differenza tra le tre fattispecie risiede nella possibilità o meno di poter scambiare la criptovaluta con moneta a corso legale (o valuta ufficiale) e nella tipologia di beni/servizi acquistabili. Il Bitcoin, ad esempio, è una moneta virtuale bidirezionale in quanto può essere facilmente convertita con le principali valute ufficiali e viceversa.

Blockchain, la rivoluzione tecnologica degli ultimi anni

Alla base delle principali cripto vi è la catena Blockchain, una vera rivoluzione tecnologica degli ultimi anni.

Attenzione: le monete virtuali non hanno corso legale, almeno nella quasi totalità del pianeta, pertanto l’accettazione come mezzo di pagamento è una scelta volontaria da parte del venditore.

Non essendo regolate da Soggetti Governativi Centrali (come ad esempio una Banca Centrale), si sviluppano negli scambi, nella circolazione e nella disponibilità, secondo le regole dell’emittente o della comunità di membri che ad essa hanno aderito.

Ci sono Paesi sovrani che stanno sperimentando e sviluppando l’utilizzo di moneta virtuale (Uruguay, Estonia, Venezuela), ma siamo ancora in una fase poco avanzata e trasparente in tal senso.

Dove si comprano le valute digitali

In pratica diciamo che chiunque può creare una valuta digitale, non a caso come detto sopra, si contano ben oltre il migliaio di criptovalute. Per creare/distribuire criptovalute si può ricorrere a una cosiddetta “initial coin offering” (ICO). Le prime ICO furono proprio lanciate per raccogliere fondi per nuove criptovalute, mentre in seguito la finalità principale è diventata quella di finanziare direttamente delle idee imprenditoriali.

Una volta emesse, le valute virtuali possono essere acquistate o vendute su una piattaforma di scambio (c.d. exchange platform) utilizzando denaro a corso legale per cambiarle (per esempio Euro, Dollari USA oppure Sterline e così via).

Piattaforme di scambio per l'acquisto di criptovalute

Le piattaforme di scambio su cui si acquistano e vendono valute digitali non sono attualmente regolamentate, quindi non è prevista una tutela legale specifica in caso di contenzioso o fallimento. Molte di queste hanno la sede legale in Paesi che diciamo storicamente non brillano in termini di collaborazione con le autorità di vigilanza (Cipro, Estonia, Bulgaria).

I rischi operativi legati alle cripto

La natura relativamente anonima delle valute digitali le ha rese molto attraenti per finalità legate al riciclaggio di denaro ed attività illegali. Questa situazione di scarsa trasparenza sui nominativi dei possessori e quindi la carenza di strumenti utili a effettuare controlli antiriciclaggio, è uno dei principali ostacoli verso un processo di pieno riconoscimento da parte delle autorità nei confronti delle criptovalute.


Vi sono poi rischi notevoli anche riguardo possibili attività fraudolente nei confronti dei risparmiatori.

L’assenza di un quadro giuridico preciso determina l’impossibilità di attuare un’efficace tutela legale e/o contrattuale degli interessi degli utenti, che possono, pertanto, trovarsi esposti a dover subire perdite economiche, ad esempio in caso di condotte fraudolente, fallimento o cessazione di attività delle piattaforme on-line di scambio presso cui vengono custoditi i portafogli digitali personali (i cosiddetti e-wallets).

Cybercrime

In un contesto di assenza di obblighi informativi e di regole di trasparenza, le piattaforme di scambio sono altresì esposte a elevati rischi operativi e di sicurezza: esse, infatti, a differenza degli intermediari autorizzati, non sono tenute ad alcuna garanzia di qualità del servizio, né devono rispettare requisiti patrimoniali o procedure di controllo interno e gestione dei rischi, con conseguente elevata probabilità di frodi ed esposizione al cybercrime.


Sussistono, inoltre, rischi di controparte, di mercato, di liquidità e di esecuzione. Priva di ogni garanzia è anche la possibilità di un’immediata conversione dei bitcoin e delle altre criptovalute in moneta ufficiale a prezzi di mercato.

La mia opinione personale sulle valute virtuali

Con questo non voglio assolutamente denigrare le valute digitali, né gli operatori che le trattano. Ci sono aziende, anche quotate in Borsa a New York che hanno milioni di utenti soddisfatti e che hanno requisiti di solidità patrimoniale.

Il mio è un invito a tenere alta la guardia, a verificare l’Exchange con cui si decide di operare ed essere consapevoli che ci si muove in un contesto di mercato e normativo, che non è completamente trasparente.

Sento spesso di clienti che segnalano di venire contattati da call center con sede all’estero, che promettono rendimenti a doppia cifra con cadenza settimanale investendo in cripto quasi sconosciute. In buona fede e attirato da guadagni strabilianti, qualcuno ogni tanto ci casca.

Cryptocurrency

Oltre alle valute virtuali su Exchange, negli ultimi tempi, per rispondere alla sempre crescente attenzione, sono stati lanciati anche ETC ed ETF a replica del prezzo delle principali criptovalute. Questi strumenti finanziari sono regolarmente scambiati in continua sul mercato dove sono stati collocati, come se fossero una normale azione e pertanto possono essere acquistati presso la propria banca di riferimento, senza aprire degli account virtuali. Dietro la loro quotazione vi sono Emittenti specializzati, che vengono valutati dalle Autorità di Vigilanza dei mercati e che devono produrre ed aggiornare la documentazione legale relativa ai prodotti offerti, anch’essa verificata ed autorizzata dalle Autorità.

Profili Fiscali

Ma se abbiamo comprato Bitcoin e ora ci stiamo guadagnando un sacco?

Be’, intanto complimenti per il risultato. Oggettivamente io ho serie difficoltà a trovare motivazioni professionali per definire un prezzo corretto del Bitcoin. Ricordiamoci che parlando da un punto di vista economico, una valuta in corso legale (EUR, USD, CHF, GBP, ecc.) nel rapporto con altre valute, è anche espressione della forza economia dello Stato o del continente in cui è scambiata. Per una cripto ho personalmente qualche problema ad identificare la forza sottostante alla valuta stessa.

Questo per dirvi semplicemente di non chiedermi previsioni sul prezzo.

Nel frattempo, qualche incombenza fiscale ci sarà se abbiamo una consistente plus da monetizzare?

Diciamo che la normativa non è così al passo con l’evoluzione che sta avendo questo mercato e pertanto ci si ancora ai principi generali e ad alcuni pronunciamenti.

Se parliamo di persone fisiche, residenti in Italia, che detengono valute virtuali al di fuori dell’esercizio di impresa, l’Agenzia delle Entrate tiene questo profilo:

  1. la cessione a pronti di valuta cripto dà origine a redditi imponibili, qualora la valuta ceduta derivi da wallet in relazione ai quali la giacenza media sia stata superiore al controvalore di euro 51.645,69 per almeno 7 giorni lavorativi continuativi nel periodo d’imposta;
  2. la cessione a termine di criptovaluta è sempre fiscalmente rilevante e quindi indipendentemente dal controvalore dell’operazione dà origine a redditi imponibili;
  3. i redditi derivanti da quanto sopra indicato, vanno liquidati nel quadro RT della dichiarazione annuale dei redditi che il contribuente presenta;
  4. per quanto riguarda l’IVAFE (imposta patrimoniale sul valore delle attività finanziarie detenute direttamente all’estero), le criptovalute non sono assimilabili ai conti correnti e conti deposito, pertanto sono escluse da tale imposta;
  5. al tempo stesso, ai fini degli obblighi di monitoraggio fiscale, alle valute virtuali si applicano i principi generali della normativa, pertanto è necessaria la compilazione del quadro RW.

Qualora la cripto sia acquistata indirettamente come sottostante di strumenti a replica come appunto ETF ed ETC, per i risparmiatori residenti in Italia, che hanno un dossier titoli presso il loro intermediario o banca, si seguono i principi del regime fiscale adottato, che nella quasi totalità dei casi è il Regime Amministrato, ossia quello c.d. del Capital Gain da applicarsi alla differenza tra prezzo di acquisto e prezzo di vendita, al momento del realizzo della plusvalenza.

Le evoluzioni che avranno queste criptovalute nei prossimi anni sono ancora da decifrare.

Negli ultimi tempi le criptovalute si stanno evolvendo

C’è una spinta soprattutto di tipo privatistico e mediatica verso un pieno riconoscimento, di contro le autorità di vigilanza prima di riconoscerle al pari delle altre valute, chiedono di alzare il velo su alcuni aspetti e informazioni che potrebbero nascondere un elevato rischio di riciclaggio.

Forse 1.600 criptovalute sono troppe e sinceramente anche io trovo difficoltà a vedere l’utilità di una tale frammentazione, che si presta soprattutto a finalità di carattere speculativo.

È bene essere informati, sapere come funzionano e cosa comportano.

La crescita che hanno avuto in questi ultimi mesi non lascia indifferenti, ma è fondamentale che chiunque, prima ancora di metterci 1 euro, abbia piena consapevolezza di cosa sta maneggiando e con altrettanta chiarezza identifichi la sua personale linea di confine tra opportunità e avidità.

Vuoi capire qual è la tua linea di confine? Contattami per una consulenza gratuita.

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