Negli ultimi tre anni (2022–2025) l’oro ha conosciuto una rinascita significativa come bene rifugio e come asset di lungo termine. Chi lo ha acquistato con un orizzonte di medio-lungo termine ha assistito a rialzi importanti, toccando poco tempo fa quotazioni record nella lunga storia di questo metallo prezioso.
Ma perché questa riscoperta dell’oro? Vediamone le ragioni, tra economia, geopolitica e dinamiche finanziarie globali, sapendo che per quanto il metallo sia prezioso, il tema della crescita della domanda per uno sviluppo del settore del lusso, è il fattore meno importante.
Inflazione persistente
Una delle caratteristiche storiche dell’oro, a detta di molti osservatori, è la sua capacità di conservare valore reale nel tempo.
Negli ultimi anni molte economie, sia industriali che emergenti, hanno affrontato inflazione elevata o persistente. In un contesto del genere, valute correnti come dollaro o euro tendono a perdere potere d’acquisto, riducendo la ricchezza reale degli investitori. L’oro, invece, per sua natura non produce “interessi” o dividendi, ma protegge dal rischio di svalutazione monetaria: per questo è spesso visto come elemento di copertura dall’inflazione.

In un periodo di inflazione incerta, l’attrattiva dell’oro sale, specialmente per chi cerca stabilità e protezione della ricchezza nel medio-lungo termine.
Difficoltà dei tassi di interesse reali e ambiente monetario incerto
Un secondo fattore chiave è legato al differenziale tra rendimenti nominali e inflazione (parliamo dunque di tassi reali, depurati appunto del fattore inflattivo). L’oro non paga interessi o dividendi, quindi quando i rendimenti reali di obbligazioni o titoli di stato sono bassi (sono stati anche negativi per un periodo decisamente lungo), la mancanza di opportunità, rende più appetibile l’oro.
Negli ultimi anni, le politiche monetarie mondiali, in particolare quelle della Federal Reserve (Fed) che ha la capacità di influenzare l’intero mercato, hanno oscillato: dopo fasi di rialzo dei tassi, gli operatori di mercato hanno iniziato a scontare possibili tagli nei prossimi mesi. Questa attesa ha contribuito a rafforzare l’oro, facendo crescere la domanda nei confronti di un bene percepito come sicuro.
Incertezza geopolitica ed economica
Questa è senza dubbio la ragione più intuitiva: in tempi di instabilità internazionale (guerre, tensioni geopolitiche, crisi commerciali) l’oro esercita una forte attrazione come bene rifugio. Negli ultimi anni, con la guerra in Ucraina, le tensioni in Medio Oriente, e l’instabilità delle politiche commerciali globali, l’incertezza è aumentata sensibilmente.

In questi scenari, l’oro viene percepito come un porto relativamente sicuro, lontano dalle oscillazioni dei mercati azionari, dell’immobiliare o delle valute. Molti investitori siano essi privati, istituzionali e perfino banche centrali, scelgono di aumentare l’esposizione sull’oro per proteggersi da potenziali shock.
Questo effetto di ricerca di un porto sicuro ha avuto un ruolo importante nell’impennata della domanda negli ultimi tre – quattro anni.
Le acquisizioni da parte delle banche centrali: domanda strutturale, non solo speculativa
Questa dinamica è spesso sottovalutata: non è solo la domanda degli investitori retail o istituzionali a spingere l’oro verso l’alto, ma c’è un ruolo crescente delle banche centrali. Negli ultimi anni, molte nazioni, in particolare nei mercati emergenti, hanno aumentato le loro riserve auree per diversificare rispetto al dollaro e agli asset tradizionali.
Secondo report recenti, nel 2023 le banche centrali hanno acquistato circa 1.051 tonnellate d’oro; nel 2024 circa 1.044 tonnellate. Un livello che si colloca ai vertici storici.

Questa domanda “reale” dettata da motivazioni di diversificazione delle riserve e protezione finanziaria, aggiunge una base strutturale al prezzo dell’oro, rendendo la corsa più sostenibile e verificabile nel tempo rispetto a una semplice “bolla speculativa”.
Domanda attraverso strumenti finanziari: ETF e nuove modalità di investimento
Oltre agli acquisti fisici (lingotti e monete) e alle riserve ufficiali, l’oro è diventato accessibile in modo più semplice e liquido tramite strumenti finanziari come gli ETF/ETC. Questo ne ha ampliato la fruibilità, permettendo a molti investitori, anche piccoli e con poca esperienza, di poter detenere una “esposizione finanziaria” sull’oro senza dover gestire la parte logistica di “acquisto e custodia”.

Nel 2024, la domanda di investimento in oro tramite questi strumenti ha registrato livelli massimi negli ultimi anni, contribuendo sensibilmente al sostegno della domanda globale.
Per un investitore privato, questi strumenti rappresentano un modo pratico, semplice, accessibile e facilmente liquidabile, di includere l’oro nel proprio portafoglio, senza costi eccessivi di stoccaggio.
Diversificazione del portafoglio: l’oro nei momenti di volatilità
Dal punto di vista di un consulente finanziario, restando nel percorso storico che ha visto evolvere l’oro come tema d’investimento, pensando a portafogli equilibrati per famiglie, possiamo ritenerlo una ulteriore modalità per creare diversificazione. Storicamente, il prezzo dell’oro ha bassa correlazione con azioni, obbligazioni o immobili. Ma i tempi cambiano, così come cambiamo gli Investitori ed i loro comportamenti sui mercati.

Quella che era considerata una certezza, una legge non scritta, non è detto che valga ancora attualmente. Questo significa che anche questo asset, come tutti gli altri, deve essere correttamente considerato e “pesato” nei portafogli delle famiglie, all’interno di una strategia più ampia, agganciata ad obiettivi personali e familiari di costruzione, crescita o consolidamento del proprio patrimonio.
Rischi e limiti da considerare
Naturalmente, investire in oro non è privo di limiti. Alcuni aspetti critici:
- L’oro non produce un reddito, non genera interessi, né dividendi come un’azione o un’obbligazione. Questo lo rende meno attraente in fasi di mercato “tranquille” o in un contesto di forte crescita economica.
- Il prezzo può essere volatile e reagire ad eventi collegati ai mercati finanziari e non solo: in funzione delle oscillazioni del dollaro, delle decisioni delle banche centrali, o di mutamenti nelle previsioni macroeconomiche.
- Come ogni “bene rifugio”, il valore è spesso determinato da fattori non intrinseci, ma da psicologia degli investitori, contesti geopolitici, domanda globale, perciò può subire correzioni se cambiano gli scenari.
Consigli pratici di un consulente finanziario
Da consulente finanziario, vedo alcuni punti concreti da considerare:
- Diversificazione. Inserire una quota di oro, può aiutare la diversificazione di medio-lungo termine del portafoglio.
- Orizzonte temporale corretto. Il rialzo dell’oro è stato importante negli ultimi tre anni e decisamente deludente nel decennio precedente. Occorre pertanto ragionare con un orizzonte pluriennale.
- Scelta dello strumento. Per molti risparmiatori, gli ETF su oro rappresentano un buon compromesso, per accessibilità e liquidabilità. Chi però preferisce detenere il metallo fisico, può considerare lingotti o monete, valutando costi e sicurezza nella detenzione.
- Contesto macro da monitorare. Politiche monetarie, andamento dei tassi, inflazione, tensioni geopolitiche: sono variabili che influenzano il prezzo dell’oro. Tenere un occhio su questi fattori aiuta a capire il quadro generale non solo dell’oro, ma del proprio portafoglio nella sua interezza.
Ogni decisione va presa in relazione al profilo, alla tolleranza al rischio e agli obiettivi individuali: per questo è sempre buona prassi costruire un piano finanziario personalizzato. Contattami per una prima consulenza personalizzata.



