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Materie prime: ci sta in Portafoglio una tonnellata di frumento?

Matteo Spairani, consulente finanziario

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Nell’ultimo anno, con la ripresa dei consumi dopo i lockdown più duri e soprattutto a seguito dello scoppio del conflitto sul territorio Ucraino, si è parlato molto di prezzi delle materie prime, in alcuni casi, fuori controllo. 

Difficoltà vere? Strategie internazionali dei grandi produttori? Oppure solo speculazione? Forse la risposta giusta è un mix di tutti questi fattori.

Ma ha senso investire in materie prime? 

È un asset che può trovare spazio nella diversificazione del proprio portafoglio? 

Facciamo qualche considerazione in merito.

Cosa sono le materie prime

La definizione classica di materie prime è molto semplice: tutti i materiali che si ricavano dallo sfruttamento delle risorse naturali e che successivamente sono utilizzati per la produzione di beni nei processi industriali.

Le materie prime, a questo punto, possiamo differenziarle (semplificando per non essere troppo tecnici) in varie categorie a seconda della loro origine naturale, tra cui:

  1. quelle di origine mineraria (petrolio, gas, ferro, piombo, carbone, oro, diamanti)
  2. quelle di origine agricola e ambientale (legno, frutta, semi, grano, soia, caffè)
  3. quelle di origine animale (latte, carne, pelli)
  4. quelle liquide o gassose (acqua, ossigeno, idrogeno)
  5. e quelle dette materie prime rare (la classificazione comprende un gruppo di 17 elementi) che possono essere ricondotte anche alle precedenti categorie, ma negli ultimi anni con lo sviluppo dei chip, dei semiconduttori e con la spinta verso una nuova transizione energetica, hanno trovato una loro nomenclatura.

A loro volta, a seconda dell’utilizzo nel processo industriale, le materie prime possono essere:

Investimento nelle energie rinnovabili per un mondo migliore
  1. di natura animale e vegetale e possono essere rigenerate/rinnovate al termine di ogni ciclo di produzione o di consumo. Non sono esauribili entro il tempo di vita umano (es: legno, prodotti agricoli). Parliamo quindi di rinnovabili.
  2. Oppure non rinnovabili. Sono in larga parte legate ai processi di combustione e generazione di energia, quindi hanno un ciclo di esaurimento delle stesse e diventano così sempre più scarse in natura (es: petrolio, gas naturale, litio)

Queste sommarie differenziazioni, allargano notevolmente lo spettro entro il quale valutare le possibilità di investimento.

Come Investire in materie prime

Il titolo dell’articolo è ovviamente una provocazione: al di là di qualche eccezione (oro e diamanti che sono facilmente acquistabili fisicamente detenendo quindi materialmente il bene) risulta decisamente complicato stoccare in casa propria qualche tonnellata di frumento, piuttosto che l’ormai famoso barile di petrolio greggio (giusto per dare un valore numerico, il barile come unità di misura del greggio equivale a circa 160 litri).

Investire nelle materie prime

Quindi l’investimento in materie prime viene declinato nell’acquisto di strumenti finanziari di vario tipo. Visto che ogni risorsa naturale ha un suo prezzo negoziato su uno specifico mercato (a volte anche più di un mercato), si può ricorrere a:

  1. contratti futures sul prezzo delle materie prime
  2. ETF oppure ETC (Exchange Trade Commodity) che replicano il prezzo della risorsa scambiata sul relativo mercato merci, oppure che seguono un Indice maggiormente allargato
  3. azioni di compagnie quotate, che operano nel settore (in questo caso non avrò una replica della materia prima, ma sarò esposto alla vita aziendale della società di cui acquisto le azioni)
  4. Sicav o fondi comuni d’investimento che hanno come tema principale l’investimento in aziende o strumenti sottostanti strettamente legati alle commodities.

Le materie prime sono collegate anche ad alcuni MegaTrend: pensiamo appunto alle applicazioni dei semiconduttori, che impattano sul settore della tecnologia, dell’automotive, della medicina, della mobilità e SmartCity, dell’aerospazio e della difesa, solo per citarne alcuni.

Ma l’utilizzo delle risorse naturali, in modo responsabile e sostenibile, è anche il motore sottostante al modello di sviluppo dell’economia circolare (altro tema di grande impatto), che favorisce la riconversione delle attività produttive verso un sistema economico che mantiene il più a lungo possibile il valore dei prodotti, dei materiali e delle risorse e che riduce al minimo la produzione di rifiuti.

Quali sono rischi per questi Investimenti

L’elenco degli strumenti finanziari sopracitati, oltre che per natura e tipologia, si differenzia soprattutto per livello di volatilità dei prezzi, che in alcuni casi può essere decisamente importante e richiede massima comprensione di cosa di sta maneggiando.

Rischio legato all'investimento

La volatilità dei prezzi delle materie prime è pertanto il rischio principale di questo investimento, che a sua volta si scarica, crea un impatto, sul tipo di strumento che abbiamo inserito in portafoglio. 

I fattori che possono incidere sui prezzi sono molteplici e non sono solo legati alla scarsità o meno in natura della risorsa di nostro interesse. Lo abbiamo visto anche nell’ultimo periodo: eventi geo-politici, conflitti bellici, attacchi terroristici in zone particolari, decisioni di politica internazionale, ma anche siccità, temperature anomale, calamità naturali ed eventi atmosferici estremi, possono creare pressione ai prezzi della risorsa. 

Non è quindi solo una questione di prezzo di mercato (che in un mondo perfetto sarebbe il semplice incrocio tra domanda e offerta): possono intervenire anche situazioni di tipo logistico, oppure problematiche sul trasporto o sullo stoccaggio. Ricordiamo il blocco (temporaneo) del Canale di Suez, oppure tensioni su alcuni territori che hanno richiesto il cambio drastico di alcune rotte delle merci, così come l’aumento spropositato nell’ultimo anno dei costi portuali o semplicemente il rincaro dei carburanti. Non da ultimo anche le speculazioni.

Ma allora quali vantaggi posso avere? Precisiamo subito: non è necessario avere materie prime in Portafoglio. 

In un’ottica di grande e ampia diversificazione, è opportuno valutare anche questo tema, definendo con l’aiuto del proprio consulente finanziario come approcciare questi asset (direttamente, oppure indirettamente, anche tramite l’esposizione a settori impattati) e con quali strumenti.

Attenzione: nessun consulente che adotti un approccio professionale, vi potrà dire se tra un anno sarà salito di più il litio piuttosto che la soia o la carne di manzo. Anche in questo particolare settore delle risorse naturali, valgono i concetti fondamentali della diversificazione, della definizione del profilo di rischio e del corretto orizzonte temporale.

Diversificazione del proprio portfolio

In un contesto normale, non eccessivamente influenzato da eventi specifici, l’andamento del mercato delle materie prime storicamente ha una bassa correlazione con i rendimenti del mercato azionario ed obbligazionario e questo aumenta il potere della diversificazione del proprio Portafoglio. Ribadisco che però investire in una sola commodity, espone ad un rischio elevato, per tutto quanto già scritto in precedenza. 

Tipicamente l’investimento in questa area, copre una piccola quota di Portafoglio (di prassi tra il 3% e il 5% del totale) e per chi non ha velleità fortemente speculative (ci sono strumenti dedicati in tal senso), si tende ad acquistare ETF/ETC che replicano indici allargati di più materie prime, oppure una Sicav/fondo tematico, in quanto l’elevato numero di posizioni in essere nell’indice o nel fondo, aumenta la diversificazione e riduce pertanto il rischio

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